“Papà, c’è Coco al cinema, ci andiamo?”. Costretti da alcuni giorni in casa, prima a causa del maltempo e poi da una leggera influenza, finalmente facciamo due passi in centro e Martina nota la locandina del Cinema Liga. Già da alcuni giorni mi tamburava la testa con quel film d’animazione, ma non ero riuscito a valutarne la trama, preso come al solito da altri impegni. La mia principessa mi guarda con gli occhi grandi, in pieno stile manga e con voce da criceto mi dice: “Ti prego papinoooo.”
“Amore, vediamo cosa dice la mamma, ok ?”
“Ale è troppo piccolo, non starà fermo. Andate voi.” risponde malinconicamente mia moglie. “Lo tengo io Ale. Vai tu.”, le rispondo, ma Martina insiste: “No papiiii, io e te dobbiamo andare!!!”. Qualcuno penserà: “Ma guarda com’è legata a suo padre!”
Si, è molto legata, ma in questo caso enfatizza la cosa perché con me avrà il vantaggio di poter comprare allo snack-bar tutto ciò che vuole, non perchè io sia più “malleabile” di sua madre, ma perchè in certe occasioni divento un bambinone con i capelli brizzolati e chi è accanto a me deve solo fare una cosa: divertirsi.
“Vai tu, tranquillo, non mi sento tanto bene e il riscaldamento del cinema mi soffoca.”, insiste la mamma. Martina a mani congiunte attende le parole magiche.
“Andiamo al secondo spettacolo però, ok?”
Mentre mia figlia saltella per la gioia percorrendo tutta la via Medici, penso ad un’alternativa. Dovevo finire una relazione importante e per quanto mi costasse, dovevo in qualche modo rinunciare a stare con mia figlia. Tornati a casa chiedo assistenza tecnica ai due fratelloni i cui occhi rivelano impegni già presi in precedenza. “Possibile che quando ho bisogno di voi non ci siete mai? Si tratta solo di due ore al cinema con vostra sorella.”
“Appunto”, risponde il quattordicenne fighetto.
“Papi io pranzo e scappo. Ci vediamo stasera.” decanta il diciassettenne con un sorriso che avrei preso a testate in quel momento.
“E poi che film è ?” chiede ancora il primo.
“Non lo so, mi ha detto che c’è un bambino, ma non so quale sia la trama. Guarda il trailer su YouTube.”, gli consiglio, ma ormai si era già dileguato nel corridoio.
“Lo spettacolo è alle 18.30”, penso. “Posso farcela.”
Mi metto subito all’opera, ma come avviene sempre in questi casi, c’è sempre qualcuno che ti chiama per farti fare qualcos’altro. Il tempo procede inesorabile fino alle 17.45.
Martina era già pronta. “Amore, guarda che tempaccio e che vento…”
“Papi, lo so cosa stai per dire e non mi freghi. Andiamo anche se piove.”
Le parole non possono descrivere la sua espressione, una via di mezzo tra il comico e il drammatico. “Mi metto il tuo cappello che è più grande e i tuoi guanti, così mi copro meglio.” Impossibile resistere a tanta tenera determinazione.
Per strada camminiamo abbracciati. Lei affonda il suo viso tra le mie braccia, mentre chiedo al vento di risparmiarle qualche carezza gelida. Non facciamo altro che ridere, per l’andamento che nulla ha di umano. Giunti al cinema, dopo aver fatto il biglietto, ignoro ancora il manifesto e preferisco sedermi all’ingresso, poco prima della scale dove una catena ostacola l’accesso, mentre dalle sale giungono ruggiti che fanno tremare tutto. “Sarà un altro film d’animazione con animali o cose del genere.”, commento.
“Papà è bellissimo, vedrai.”
Poco dopo un volto familiare sale le scale sollevando un passeggino.
E’ Gianluca, con moglie e prole al seguito. “Ho letto altre pagine del tuo libro, proprio oggi e ora ti becco qui al cinema.”, mi dice sorpreso. Mai successo effettivamente.
“E io dovevo essere altrove.”, rispondo, “Mia figlia mi ha letteralmente trascinato. E’ proprio il caso di dirlo: nulla avviene per caso.”
Parliamo un po’, mentre l’ingresso diventa sempre più affollato.
Altri ruggiti fanno vibrare la panchina di legno su cui ero seduto.
“E’ un film sui morti” dice il bambino, cosa che ci fa sorridere, ma che consideriamo solo una battuta innocente. “E’ un bambino che ama la musica”, chiarisce Martina.
“Davvero? Allora sarà sicuramente interessante” concludo, mentre vediamo defluire gli spettatori verso l’uscita sul retro del cinema. “Papi: popcorn e patatine!”
“Keep Calm, tesoro. Prendiamo posto che poi scendo e torno armato fino ai denti, anzi, per i denti.”. Mentre parte il cortometraggio natalizio di “Frozen” (davvero carino), acquisto il necessario d’obbligo per completare la nostra presenza al cinema.
Dopo aver gioito per OLAF il pupazzo di neve, parte COCO. La prima parte del film è un po’ frustrante, ma la trama rivela il perchè in un crescendo di sorprese; mi rendo conto che Coco non è il protagonista, ma Miguel, che inizia un viaggio nell’Aldilà insieme al cane Dante, la sua Guida. Resto sorpreso ai temi affrontati nella storia, temi a me cari, alcuni dei quali affrontati nel mio libro. Un’incredibile coincidenza, tanto che alla fine Gianluca dubita che davvero non sapessi nulla della trama. Io e Martina ci abbracciamo, commossi, in diverse scene, soprattutto in quella dove il padre e la figlia Coco cantano una bellissima canzone: “Ricordami”. Martina tutta contenta mi prende in giro perchè il film mi è piaciuto e ho pianto. Bella trama, bella musica, tanti colori, divertente, commovente e con un finale a sorpresa. Non volevo andare, ma ogni cosa, quella sera, mi aveva costretto a rinunciare ai miei impegni per stare con mia figlia.
Ho ringraziato la mia principessa con un abbraccio, per avermi ricordato che certi momenti non ritornano più. Dopotutto la relazione poteva attendere, mia figlia no.