Questa notte per poco non uccidevo mio figlio, il mio adorato bambino (prossimo ai 18 anni). Saranno state le tre del mattino a Milazzo, ma era buio, quindi, le tre di notte. Faceva caldo e lasciare le stecche delle persiane aperte, ad una certa ora, può dare soddisfazione, soprattutto quando arriva quella brezza leggera che ti solletica e ti concede un attimo di tregua, zanzare permettendo. Ma poi è arrivato Eolo con tutti i suoi venti. Fin qui, tutto bene, perchè mi ero organizzato, avevo bloccato la porta della camera per evitare che sbattesse, prima di andare a dormire, così come quella della cucina. Ma non quella della camera dei ragazzi che sono andati a letto dopo di me (molto dopo di me)… BUM, BUM, BUM, BUM (continua).
“Sta cazzi i potta, buttana da miseria.”. Per facilitare la lettura, inserisco sempre una piccola traduzione dal siciliano: “Perbacco, qualcuno dei nostri pargoli deve aver incautamente lasciato la porta semiaperta, come sempre. Che birbanti, ma non fa nulla sono solo le tre del mattino. Avevo proprio voglia di alzarmi.” Aspetto il centesimo BUM, sperando che Brian (il primogenito) o Davide (il secondogenito), si alzi per aprire o chiudere quella porta una volta per tutte. Non si alza nessuno. In questi meravigliosi momenti divento Goku di Dragonball. Mi alzo, “capiddi ‘ntallaria” (trad: sempre impeccabile nell’aspetto anche quando mi alzo dal letto), scatto nel corridoio, al buio, da buon vampiro, incurante della bici del piccolo Ale (il quartogenito), o delle scarpe di Martina (la terzogenita), ma non fa male, nemmeno quando urto con il mellino quel c**** di asse da stiro onnipresente nel corridoio, apro la porta che era arrivata al millesimo BUM, e mentre mi dirigo verso la finestra per chiuderla, sento Brian che dice: “ODDIO!!!” mentre si contorce nel letto e per poco non ci resta secco. “A faciti nto culu tutti e dui. E che siti suddi!” dico uscendo, che tradotto liberamente dal siciliano, significa: “Continuate a dormire sereni, amori miei, papà veglia su di voi.” Torno a letto, mia moglie dice qualcosa, mentre finisco di “mummuriare” (trad: di canticchiare le lodi a Buddha). Saranno trascorsi 22 secondi, quando rivedo mio figlio morto nel letto per il mio ingresso veloce in maglietta bianca al buio. Nonostante il caldo metto sempre una maglietta per evitare di morire durante la notte. Probabilmente avrà visto solo la maglietta bianca muoversi nell’aria, al buio. Inizio a ridere nel letto, piano piano, per non svegliare Ale. E poi a ridere, ma a ridere… e ancora rido al solo ricordo.
La vendetta è un piatto che va gustato “freddo”.
Se i vostri figli lasciano porte aperte che poi sbattono la notte, indossate una maglietta bianca, mi raccomando…


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