Ho riesumato un ricordo di alcuni anni fa, quando la mia Martina, nel suo periodo “voglio dormire con voi”, che è durato fino agli otto anni circa, in camicia da notte bianca e con i suoi bellissimi e lunghissimi capelli ricci castano scuro, quasi tutte le notti decideva di impersonare Samara (vedi TheRing). Ogni notte compariva con modalità diverse. Quella che ricordo con maggior terrore (detto da me suona strano, ma mi sono letteralmente cagato sotto), fu la prima volta, quando nel pieno della fase Rem, mi sentii sfiorare il viso, ma non aprii subito gli occhi. Ci vuole ben altro per interrompere la mia fase rigenerante. Le carezze si intensificarono accompagnate da sussurri incomprensibili. Poi la tenera, perfida manina, decise di battere alcuni colpi sul petto per poi allontanarsi, probabilmente dopo aver visto i miei occhi schiudersi lentamente nella penombra della stanza, illuminata dalla luce in strada. Prima guardai il soffitto bianco, poi ruotai lentamente la testa verso sinistra, dove la mia dolce metà, solitamente dal sonno leggero, se ne stava immobile sognando probabilmente unicorni intenti a cucinare qualche torta al gusto d’arcobaleno. Non mi restava che controllare il lato destro della stanza dove, immobile in attesa del mio infarto, se ne stava Samartina. Ho visto e vissuto situazioni che molti ancora oggi definirebbero da panico. Ma vedere una c**** di bambina in abito bianco, con i capelli lunghi, il viso semicoperto, nel cuore della notte, è un colpo basso! Non vale! Non ero preparato! Lo spavento durò un attimo, ma a me sembrò un’eternità. Riuscii a mettere a fuoco la situazione quando lei protese le braccia verso di me dicendo: “Papà, volevo darti il bacio della buonanotte.” Alle tre del mattino? E’ nota la mia pazienza, ma non rubatemi mai il sonno… il mio lato oscuro prende il sopravvento, e posso diventare il vostro peggior incubo. Pentito d’averla mandata a … letto, le feci spazio sulla mia destra. Ovviamente le serviva il mio petto, non il cuscino, mentre la dolce metà, svegliata dal trambusto, decise di accaparrarsi il lato sinistro del mio petto. Un bellissimo quadretto, stracolmo di tenerezza, ma la mia schiena, l’indomani mattina, recitava le preghiere in ben diciotto lingue. Le nottate successive, la mia reazione alle carezze sul viso fu la seguente, “Samartina, va cucchiti!!!”, che liberamente tradotto dal siciliano, recita più o meno così: “Martina, amore mio, torna nel tuo lettino tesoro. Dopo magari vengo a rimboccarti le coperte e ti do il bacio della buonanotte, anzi, del buongiorno, vista l’ora.”


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