Serena, Marisa, Patrizia e Giuseppina entrarono nella grande vasca dell’idromassaggio. “Vi avviso: se qualcuno mi tira i piedi, mi aggrappo come una piovra ad una di voi.”, disse Marisa osservando l’acqua scura. Gli operatori della SPA avevano spento tutte le luci e lasciato solo alcuni led accesi lungo il percorso. “Entrate e rilassatevi. Io veglierò su di voi.”, le tranquillizzò Serena. Alcuni minuti prima, mentre si recavano alla SPA, Giuseppina e Patrizia avevano scambiato alcune opinioni sulla misteriosa ragazza dai capelli rossi. Entrambe ricordavano d’averla vista al convegno, tra il pubblico, ma anche in precedenza, durante le loro meditazioni. “Io l’ho vista nel corso di un rito di iniziazione, nel millecinquecento.”, disse Giuseppina. “Io l’ho vista alcuni secoli prima, credevo fosse la mia forma in una vita precedente, ma ora non so più che pensare.”, aggiunse Patrizia. “Una cosa è sicura: non è umana.”. Decisero di non dire nulla a Marisa e di andare in fondo a quella che si stava rivelando una storia interessante. Una volta entrate, Marisa non riusciva a stare ferma, si agitava continuamente guardando il fondo della vasca. “Veglierò io. Rilassati.”, disse Serena adagiando la mano destra sulla testa di Marisa che avvertì un tepore piacevole attraversarle il corpo. Poco dopo le si chiusero gli occhi mentre il suo corpo galleggiava sull’acqua. Fece lo stesso con le altre due ragazze che prima di abbandonarsi, le chiesero: “Chi sei veramente?”. La ragazza dai capelli di fuoco sorrise, i suoi occhi brillarono nell’oscurità, mentre il tempo rallentava e l’acqua in fondo alla vasca iniziava ad illuminarsi.

Francesca chiuse la porta e si accomodò sconfitta su una sedia accanto all’amica distesa sul tavolo. Le strinse la mano destra e trattenendo le lacrime, disse: “Raffy, dove sei tesoro?”
Il misterioso tunnel in cui si trovava Raffaella fu illuminato da una luce fioca in fondo. La ragazza si avviò a passo lento per raggiungerla. Le pareti erano strette, umide.

Barbara si era da poco adagiata nella vasca da bagno colma d’acqua fumante, quando la luce aumentò improvvisamente fino a provocare la fusione delle lampadine. Allungò il braccio per afferrare lo smartphone, solo il tempo di inviare un messaggio vocale a David, per poi essere trascinata giù da una forza invisibile.

Qualcuno si avvicinò all’auto di Raffaella, da cui proveniva una luce rossa che spezzava il buio di quella zona solitaria poco frequentata. Milena osservava il mezzo precipitato tra gli alberi. Non vide nessun ferito all’interno, e nemmeno nella zona circostante. Non provò a telefonare ai soccorsi, sapeva che non c’era campo in quella zona che frequentava spesso, ma qualcosa la lasciò perplessa: “Come è arrivata quassù quest’auto? Il sentiero è troppo stretto e la prima strada percorribile è a più di duecento metri.”, si domandava. La luce rossa all’interno dell’auto aumentò e gli alberi intorno sembrarono vibrare. Chiunque sarebbe fuggito, ma lei no, non aveva nessun motivo per temere i suoi amici alberi. Rimase immobile, attendendo quel che doveva accadere. “Non dovevo uscire questa sera. Se sono qui, non è un caso, questo è certo. Vediamo cosa mi riserva oggi il destino.”, pensò.

“Signore!”, disse un agente, “Abbiamo rilevato una variazione del campo quantico poco distante da qui. L’uomo con gli occhiali scuri annuì e diede disposizioni via telefono al suo team: “Raggiungete al più presto la zona, non sappiamo quanto durerà.”. L’agente seguiva su un tablet una mappa del nord Italia con un punto lampeggiante. Se ne accesero altri due, poi altri a seguire, fino a riempire buona parte del territorio italiano. “Signore, credo che stia accadendo qualcosa di grosso, questa volta.”. Il capo delle operazioni ingrandì la zona in cui si trovavano e notò che proprio in quell’hotel stava accadendo la stessa cosa. “Trovateli! Sono ancora qui.”

Raffaella giunse in fondo al tunnel, alzò gli occhi e vide in alto tre donne galleggiare nell’acqua, mentre una giaceva svenuta sulla roccia tiepida e umida. Si avvicinò con cautela, vide che era giovane, respirava. Provò a toccarla, ma la sua mano la attraversò. Indietreggiò impaurita, mentre dall’alto scendevano le altre tre donne avvolte da quell’acqua luminosa. “Non aver paura.”, disse la voce che l’aveva condotta lì, “Hanno bisogno del tuo aiuto. Portale in salvo.”. Raffaella non aveva idea di cosa dovesse fare. Avrebbe voluto essere a casa sua, sul suo divano, con il suo pigiama preferito, con il suo programma televisivo preferito e pop corn. “Io voglio uscire di qui! Cosa vuoi da me?”, urlò. L’acqua in alto iniziò ad agitarsi, generando un vortice. Delle mani nere si allungarono nel tentativo di afferrare le tre donne che ancora galleggiavano a mezz’aria. Raffaella urlò terrorizzata e il vortice d’acqua implose, chiudendo il passaggio.

Dall’altra parte alcuni soldati in mimetica scura urlavano agonizzanti, con le mani tranciate.


 


(continua)

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