Vorrei raccontarti la storia di questo scatto fotografico, fatto alla mia quinta figlia, la mia piccola Noemi. Dopo averla fotografata, ho fatto un calcolo approssimativo: ho già visto questa scena 2920 volte circa, da settembre duemila con Brian, poi dal duemilatre con Davide, dal duemilaotto con Martina, dal duemilasedici con Alessandro. Mancano quelle dal 3 Luglio duemiladiciotto con Noemi. Restano a letto con noi almeno due anni, separandoci, e al tempo stesso unendo ancora di più le nostre anime, nonostante le profonde differenze. Tutte le volte è come se fosse la prima. Apri gli occhi al mattino, vedi quel raggio di sole che bacia dolcemente le sue guance e tu non sai più cosa stai provando. Alla fine ti ritrovi a sorridere con una lacrima che scivola leggera e sai perché? Perché anche lei vuole ammirare quello spettacolo unico e diverso tutte le volte, come i tramonti che fotografi o le nuvole che danzano in cielo. E’ un dipinto diverso, ogni volta. Resti lì, in silenzio, senza muoverti, trattenendo il respiro e senti il suo cuore battere, mentre ti avvicini, inebriato dal suo profumo. Vieni investito da qualcosa di indescrivibile. Troppo facile chiamarlo Amore, ma non abbiamo ancora inventato una parola più bella. Segui i suoi lineamenti morbidi, quegli occhi chiusi, quelle ciglia, quella “funcitta”, che nel nostro siciliano, indica le labbra e le sue sono rosa e se per caso accenna ad un sorriso, è la fine. Ti vien voglia di abbracciarla, di baciarla, di mangiarla, ma resisti. Resti lì, in attesa del suo risveglio, del momento in cui aprirà lentamente le palpebre e mostrerà i suoi occhi grandi, pieni di vita. A quel punto morirai e rinascerai, come ogni mattina. Sentirai il bisogno di ringraziare qualcuno in quel momento, senza permettere alla razionalità di inquinare quel frammento di vita che ancora una volta, ti ricorda chi volevi essere, chi sei diventato, e quanto ancora apprenderai di meraviglioso, grazie a loro.
Poi arriva lei. Torna a letto dopo aver preparato il biberon ad Alessandro. Adagiati sul cuscino, ci guardiamo con un occhio solo, perchè l’altra metà del viso e oscurata dalla nostra bambina. Quanti litigi, quanti ostacoli, quanta diversità, eppure, l’unica costante è quel pensiero che ci unisce da ventidue anni, ormai: “Ne farei altri cento con te!”.
Istintivamente le nostre mani si incontrano sui capelli di Noemi, in una carezza. Le nostre dita si sfiorano sulla sua testa e la piccola sospira. Sta per aprire gli occhi e noi saremo lì, ad ammirarla in tutto il suo splendore.

Se sei genitore da poco, sappi che ti stai illudendo, leggendo questo scritto: i primi due anni non ti basteranno più, ne diventerai dipendente, te li guarderai con gli stessi occhi per tutta la vita. Anche se adolescenti e puzzeranno di ormoni impazziti, te li abbraccerai, te li bacerai e avrai paura di perderli, non dormirai, urlerai per averli sempre sotto il tuo controllo, ma saprai in cuor tuo che presto prenderanno il volo. Non sono figli tuoi, ma saranno i tuoi figli per sempre!

Si sveglia Ale e passa nel lettone in cerca di coccole. Gradualmente tutta la famiglia si sveglia. Ma questa è un’altra storia.

Ho raggiunto obiettivi importanti nella mia vita e ne vedo altri all’orizzonte, ma senza di voi, figli miei, non sarei nessuno. Essere vostro padre mi rende importante, più di ogni altra cosa. Tutto il resto è illusione.
Voi siete la realtà.

Condivido per il piacere di condividere le mie emozioni, le mie esperienze e ciò che vale la pena di essere condiviso. Puoi farlo anche tu se vuoi. Se senti che questo spaccato di vita in qualche modo ti appartiene, condividilo e io saprò che esistono ancora famiglie come la nostra. Illuminiamo la speranza dei nostri figli e non lasciamo che lo sconforto ci renda grigi. Non permettiamo che una notizia, vera o falsa che sia, letta sui giornali, sul Web o alla televisione, possa condizionare l’umore in famiglia. Loro vivono aspettando il nostro sorriso, la nostra follia, il nostro poter essere bambini, insieme a loro.

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