La scelta del pediatra è fondamentale. La nostra è una mamma, letteralmente. E’ raro trovare competenza e amore allo stesso tempo. Siamo con lei da diciotto anni, l’età del primo figlio. Per raggiungerla dobbiamo spostarci in un altro paese, per diversi chilometri. Prima di lei avevamo seguito il consiglio di molti, di prendere “il migliore”, ma non veniva mai a casa quando il bambino aveva la febbre, dimostrava superbia e nessuna attenzione alla psicologia del bambino. Ci affidammo ad un altro consiglio, perchè vai avanti così, fidandoti di chi ha provato, di chi si è trovato bene, nella speranza che si possa ricevere lo stesso trattamento, la stessa amorevole cura per i nostri bambini. Un caro amico ci indicò lei, definendola “una mamma”. Questa cosa che tutti ci indicassero donne un po’ mi deludeva, perchè la ritenevo una sconfitta per noi uomini: io, sempre così allegro, con tutti i bambini, così disponibile anche a fare lo scemo pur di farli ridere, non capivo cosa bloccasse certi professionisti del settore sanitario. Poi ho scoperto che non era un problema di sesso, o di provenienza, o di formazione “accademica”. Era un problema e basta, per alcuni.
Non per tutti, sicuramente, ma sulla nostra strada avevamo incontrato solo aridità, anche se a volte vi erano alte competenze tecniche. Se non sei capace di sorridere al tuo paziente, di rassicurarlo, di abbracciarlo per incoraggiarlo, resta ben poco da vivere sul tuo cammino “umano”.

Ci trovammo bene e restammo con lei per ben quindici anni.
Seguì anche il secondo, e appena nato venne a casa.
Così per la terza. Nonostante il suo studio si trovasse in un altro paese, a diversi chilometri, facevamo di tutto per organizzarci e raggiungerla. E lei faceva lo stesso, anche se non poteva sempre. Ma non siamo mai stati trattati come un numero, come un peso. La sua risposta era sempre gentile, perchè ha un cuore di mamma e sa cosa prova un genitore quando un figlio sta male, e ti senti impotente e vorresti dargli la tua vita, pur di vederlo sorridere e star bene.

Per questioni di lavoro cambiammo residenza e nostro malgrado, decidemmo di affidarci ad una pediatra vicina, perchè mia moglie non guida ed io sono sempre impegnato, a volte fuori città e può capitare per diversi giorni.

Provammo la prima. Dopo averla incontrata una sola volta, delusi dal suo linguaggio e dal suo atteggiamento che evidenziava malessere generale nei confronti di chissà chi, la cambiammo subito e optammo per un’altra pediatra, sempre donna quindi. Provammo a resistere per alcuni mesi, a quello studio freddo, arido, senza nemmeno un sorriso, con quel camice bianco, quello sguardo e quella parlata da nobile e a quella difficoltà ad ascoltare le esigenze di due genitori che desideravano solo che i loro quattro figli stessero bene. Poi la febbre molto alta del quarto figlio, mia moglie costretta a pregarla di venire, dopo averle telefonato decine di volte senza ricevere risposta, sempre in orari di lavoro, e dopo averla beccata non si sa per quale caso fortuito, la sua risposta “da mamma” fu quella che nessuna mamma vorrebbe mai sentire: “Lo copra bene e lo porti domani allo studio.”

In un attimo decisi che non potevamo essere trattati così: “Amore, faremo qualche sacrificio, ma dobbiamo tornare da lei.”, le dissi.  La sua lista di assistiti è lunga e sapevamo che sarebbe stato quasi impossibile riprenderla. “Quel giorno”, mi raccontò mia moglie, “Era piena, non c’era posto. Ma proprio in quel momento, se ne liberò uno.”. Qualcuno voleva che tornassimo da lei.

La strada è ancora più lunga per noi adesso, soprattutto quando piove, ma lo è anche per lei. La nostra “Mamma Pediatra” fa gli stessi chilometri per venire a visitarli in caso di emergenza, perchè lei la considera una missione. Eppure, avrebbe tutto il diritto per essere triste, e probabilmente le capitano quei momenti di sconforto, ma non ha mai ostentato vittimismo.

La prima volta ci aveva fatto subito un’ottima impressione, in quello studio piccolo, ma ben tenuto, colorato, con quel tocco di blu che trasmetteva serenità, con quel bassorilievo alle sue spalle che rappresentava dei piccoli angeli, e lei sempre con il sorriso, con una pazienza infinita, una dolcezza mai riscontrata da nessuna parte, con nessun medico, uomo o donna che fosse (tranne il nostro attuale medico di famiglia, donna pure lei e semplicemente fantastica).

Avrebbe tutto il diritto per essere triste, per non sorridere e continuare a fare bene il suo lavoro, senza trasmettere gioia. Quando la incontrammo la prima volta, per il nostro primo figlio, venimmo a sapere che pochi mesi prima era stata privata della presenza fisica di una figlia di quindici anni, a causa di una malattia. Lei non sapeva ancora quali fossero i miei interessi “alternativi”, e solo dopo nove anni, in seguito alla mia presenza televisiva su Italia1 e l’uscita del primo libro, discutemmo dell’argomento. Ognuno reagisce al dolore a modo suo, e lei, aveva raddoppiato il suo impegno con i bambini, più di prima.
Se non è amore questo…
Lei trasuda amore e quando l’andiamo a trovare, le sue braccia si aprono e i nostri figli sono sempre felici di andare dal dottore.

Non la cambieremo più e quando con mia moglie si discute della possibilità di trasferirsi al nord, vicino ai parenti, alle città a me più favorevoli per il mio lavoro e le mie passioni, si presentano sempre tre difficoltà fondamentali, tra cui, abbandonare la nostra amata Milazzo e le scuole, ma la prima domanda che ci poniamo è sempre la stessa: “E con la pediatra come facciamo?”

Grazie di cuore “Mamma Pediatra”.
Nelle tue mani i nostri figli sono al sicuro.

 

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