“Ma lavori solo tu?”. La maggior parte di quelli a cui dico che ho cinque figli, mi guardano come se arrivassi da un altro pianeta. Non che mi dispiaccia, ed effettivamente è così, viste le mie molteplici diversità. Tentano di capire se riesco a mantenere la famiglia da solo, e fin qui posso ben comprendere le loro perplessità; ho un lavoro che mi consente di muovermi liberamente, di lavorare a qualsiasi ora del giorno o della notte, ma dopo vent’anni di studi e sacrifici. Non è sempre stato così e non poteva esserlo, perchè certe professionalità si costruiscono nel tempo. Ma è servito tutto, fino all’ultima goccia di sangue.
Tuttavia, il fattore economico non ha mai fine, è una lotta continua contro il tempo; le varie esigenze di ogni singolo componente della famiglia si presentano quando meno te l’aspetti, e speri sempre di avere in tasca la disponibilità per le emergenze, ovvero, salute e scuola. Per tutto il resto si temporeggia, se si tratta di capricci, altrimenti si raddoppia l’impegno lavorativo.
“Ma lavori solo tu?”. Con questa domanda, molti (sia uomini che donne) dimenticano il lavoro che la moglie fa tutti i giorni a casa, prendendosi cura dei figli e di tutte quelle mansioni che consentono, a noi mariti, di goderci la famiglia una volta rientrati dal lavoro “esterno”. Bisogna aggiungere, inoltre, che se la moglie non arriva a fare tutto, bisogna sostenerla, darsi da fare, non perché sia una questione di dovere, ma perché ritengo debba sorgere spontanea la necessità di vivere in una casa pulita, cambiare un pannolino, fare il bagnetto alla bambina, pulire il pavimento, apparecchiare e sparecchiare la tavola, cucinare, lavare i piatti, se lei non può farlo. I figli osservano, ascoltano, assimilano e anche se sono la dolce causa delle nostre fatiche e sembrano non voler comprendere quanto sia importante tenere in ordine la loro camera e gettare l’immondizia, l’esempio che diamo loro se lo ritroveranno nel cuore tra qualche tempo. Dipende prima di tutto da noi genitori, essere d’esempio, prima di chiedere a loro di essere adesso ciò che noi siamo diventati (si spera) con il tempo.

Capisco che non è sempre facile, per noi uomini, avere la forza e la voglia per fare certi lavoretti, quando si ritorna stanchi, stremati, psicologicamente provati da un ambiente di lavoro deprimente e in quel caso, si spera che alle mogli sia rimasta una buona dose di pazienza per sopportare i nostri rifiuti, spesso seguiti da critiche ingiuste nei loro confronti. Ma se qualcosa di buono c’è, questi momenti bui passano, basta volerlo.
Il mio pensiero, in questi casi, va a tutte quelle donne che lavorano “fuori” e trovano anche il tempo (o lo creano dal nulla), per fare tutto ciò che fa una casalinga. In quel caso il marito si spera sia davvero in sintonia con la moglie, altrimenti diventa una vita di m**** per tutta la famiglia.

Alcuni formulano la seconda domanda, quella più delicata, quella per la quale molti gettano la spugna già dopo il primo figlio: “Praticamente non vivi più. Dove trovi il tempo per pensare un po’ a te stesso?”. La risposta può variare, secondo chi ho di fronte, ma la base è sempre la stessa: se ami la tua famiglia la metti al primo posto. Punto! Se vuoi goderti un po’ di divertimento te lo godi con la tua famiglia. Abbiamo tutti il diritto di prenderci cura di noi stessi, un po’ di svago, che ci allontani dalle responsabilità, il tempo necessario per renderci conto che la famiglia ci manca. Perchè di questo si tratta in fondo. Capire se la tua famiglia ti manca!

A me e mia moglie è bastato il giorno di San Valentino del duemilauno. #Brian aveva cinque mesi e decidemmo di lasciarlo per la prima volta ai miei suoceri, per festeggiare il giorno degli innamorati, in pizzeria. Mentre attendevamo al tavolo, non facevamo altro che parlare di lui, chiamando mia suocera in continuazione. Due giorni prima mia moglie aveva compiuto vent’anni e mentre molte delle sue coetanee sfoggiavano vestiti e capelli appena sfornati, lei aveva abbracciato il suo ruolo di mamma, adeguandosi alle possibilità che avevamo in quel momento. Nei suoi occhi blu vedevo la preoccupazione di una madre giovane ed è bello constatare che ancori oggi, a trentasette anni, quello sguardo non è cambiato, che poi è quello di cui mi sono #innamorato. Ci mancava il nostro bambino! Non avevo mai mangiato una pizza alla velocità della luce. Non desideravamo altro che tornare da lui. Eravamo mancati solo un’ora e mezza. Mia suocera non ci credeva, quando ci vide arrivare. Brian dormiva sereno e il nostro sorriso nel rivederlo ci aveva restituito la pace. In quel momento capii che sarebbe stato per sempre così: noi, così teneramente aggrappati al ruolo di genitori, contro tutte le difficoltà della vita, pronti a rinunciare alle illusioni, per goderci la realtà della nostra famiglia.

Il tempo che vorremmo dedicare a noi stessi, dipende dal valore che diamo al nostro ruolo di genitori, in funzione dei ritmi di tutta la famiglia. Se si vive in armonia, si trova il tempo per fare tutto, al momento giusto. I più grandi devono avere la capacità di rinunciare o di rinviare le proprie necessità, distinguendo queste ultime dalle false necessità. I più piccoli, invece, devono essere presi per mano. Se ogni componente della famiglia realizza nel tempo questi piccoli successi della propria crescita personale, il numero dei figli non sarà mai un problema.

Quanto soprascritto vale solo per chi lavora e ha la possibilità di garantire alla propria famiglia una vita dignitosa. Attenzione: la dignità non è il poter vestire firmati o sfoggiare il macchinone di papà, ma la possibilità di dedicare le proprie energie a qualcosa di costruttivo. Spesso si perdono proprio quelli che hanno la possibilità economica e non approfittano di questo vantaggio per costruire un futuro sereno. A tutte quelle famiglie che invece vivono il disagio economico, non posso che augurare di risolverlo e di restare uniti. Solo chi cade impara a rialzarsi e i miei figli lo sanno, anche se non lo accettano sempre e gli scontri sono necessari. Ma quando imparano a rialzarsi, dignitosamente, aggiungo un altro tassello “felicità” alla mia vita.

La mia non è sicuramente la famiglia del Mulino Bianco, anche se un tempo dicevano che assomigliavo a #Banderas (wow), ma ci vogliamo un mondo di bene. Cosa si può desiderare di più?

“Ma lavori solo tu?”.
“Lavoriamo entrambi, facciamo tanti sacrifici e stiamo bene così. Tutto il resto è noia.” 🙂

P.s. Dovrei scrivere che se sto con lei è anche merito della sua cucina e dei suoi dolci, cosa che giustificherebbe il chilo in più che non riesco proprio a togliermi di dosso da quando ci siamo sposati, ma meglio non scriverlo. E’ invece importante sottolineare che non è stato facile, e non lo è ancora oggi, vivere accanto ad un vulcanico come me. Santa subito!


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