Vorrei dedicare la lettera a mio marito.

Qualche giorno fa passeggiavamo lungo un sentiero sulle Dolomiti e tu mi hai domandato: «Come abbiamo fatto ad arrivare ai 30 anni di matrimonio?». 
Domanda impegnativa, viste le nostre evidenti differenze caratteriali, ma perfetta per il momento e il contesto. Io, di solito impulsiva, mi sono data un tempo e poi ti ho detto che in fondo un matrimonio è come una camminata in montagna: serve darsi una meta comune e condivisa; bisogna sostenersi a vicenda e lo zaino, nel tempo, può essere pesante; ma per arrivare in cima bisogna sopportarne il peso e condividerlo. Il sentiero rappresenta la vita: ci sono tratti in discesa che percorri senza sforzo, e tratti in salita che sfiniscono. Noi, durante il nostro matrimonio, avevamo vissuto e camminato insieme proprio come si deve fare in montagna. Ora, attraverso questa lettera, voglio aggiungere ciò che non ti ho confidato. Per me, caro marito, tu sei stato la persona che mi ha sostenuto, incoraggiato, fatto ridere e perdonato. Quando il nostro primogenito è morto, vittima innocente di un incidente stradale, tu hai fatto in modo che io non precipitassi nella disperazione. Grazie per i nostri tre meravigliosi figli, per la tua fedeltà e per la dolcezza. Le tue mani, così segnate dal duro lavoro di contadino, mi hanno sempre accarezzata e amata con sincerità e rispetto.

Maria

 

Fonte: Corriere della Sera (Il motore della vita) 28 Settembre 2018