Il lunedì mattina, cinque minuti di sonno in più, possono essere vitali per iniziare una nuova settimana di lavoro. L’uomo che dorme è docile di giorno, ma se è un Cama potrebbe diventare una belva, se privato del sonno senza un valido motivo. La moglie prova a svegliarlo alle 03.45 del mattino. Il marito sente una dolce voce, lontana, suadente, come una sirena. Poi si accorge, al secondo richiamo, che è proprio come una sirena, ma della polizia! I suoi occhi si aprono a fatica, ancora incollati dall’innaturale risveglio e ciò provoca il ribollio del magma vulcanico tenuto a bada durante il giorno, ma riesce ancora a trattenere la risposta ricca di “vaffa”, che dovrebbe consentirgli il ritorno al sonno rigenerante. Vuole sapere dove la moglie abbia trovato il coraggio di svegliarlo, pur sapendo i rischi a cui va incontro, e soprattutto, “il valido motivo”. “Dimmi.”, risponde il marito, con una voce da oltretomba che nella camera in penombra risuona come una minaccia. “Mi prenderesti l’acqua in cucina?”. Non crede alle sue orecchie: il vizio che i primi anni da sposini era riuscito a debellare con tanta fatica, si è ripresentato senza alcun preavviso. All’epoca lei lo svegliava nel cuore della notte per farsi passare l’acqua riposta sull’altro comodino (sull’altro comodino!!!). La istruì sulla prassi prima di andare a letto: “Si na ruttura i cugghiuna. Iazziti u culu e pigghittilla.”. Per i meno istruiti, tradotto dal siciliano, suona più o meno così: “Amore, ricordati di mettere la bottiglia dell’acqua sul tuo comodino, se non vuoi essere mandata in Cina senza biglietto per il ritorno.”. Adesso lei lo sveglia nuovamente nel cuore della notte per lo stesso motivo, ma con l’aggravante di doversi alzare e percorrere oltre un chilometro per raggiungere la cucina. Inoltre, la sua richiesta si conclude senza almeno un “per favore”. Questo atteggiamento, tipico delle donne sposate, di pensare di poter chiedere al marito qualsiasi cosa, a qualsiasi ora, senza aver chiesto prima il permesso di parlare, è inammissibile. Soprattutto il lunedì mattina alle 03.45. Il livello di serotonina, già basso a causa dell’imminente inizio settimana, si è azzerato del tutto. “Ecco, ci siamo”, è l’ultimo pensiero del marito, “finalmente vedrò il mio lato oscuro in tutta la sua terribile, demoniaca, potenza!”. Si gira, riempie i polmoni con tutto l’ossigeno presente nella camera da letto e si predispone in modo da consentire alla voce l’acuto migliore. Lo dovranno sentire fino al quinto piano, perchè si sappia chi è che comanda in casa Cama. Ma proprio quando sta per lanciare il mega “vaffa”, vede lei, con il pancione e quel profilo che tanto adora. Nonostante le contrazioni non lo aveva ancora disturbato. Fa caldo, respira a fatica e forse l’acqua è solo una scusa per chiedere un po’ di compagnia. “Tesoro, potevi svegliarmi prima, tanto ero solo in dormiveglia.”. Lei ride, sa che non è vero. Lui si reca in cucina al buio per non svegliare il resto della famiglia. Se il sonno è sacro per lui, rispetterà anche il sonno degli altri, così come gli hanno insegnato i suoi genitori a furia di ciabatte boomerang. Lungo il percorso becca qualche spigolo con la spalla, poi con il mellino, altrimenti noto come mignolino indifeso del piede, solitamente quello destro. Sente lei che ride e chiede: “Ti sei fatto male?”, mentre lui sta recitando in aramaico antico le ultime volontà di Barabba, dai Vangeli Apocrifi. Torna con l’acqua, dopo averla accuratamente miscelata, un po’ temperatura ambiente, un po’ fredda. Lei beve direttamente dalla bottiglia. Nonostante il marito le abbia chiesto più volte di lasciar passare un pochino d’aria, lei sigilla con le sue labbra l’imboccatura della bottiglia, provocando lo stritolamento della plastica che genera un soave “Crak, crik, crok”, il quale viene avvertito anche dal cagnolino al piano superiore. Che amore di donna! Anche il bimbo di due anni nella culla salta di gioia. “Va meglio ora?”, chiede il marito. “Si gioia, ora va meglio.”, e torna a distendersi. Lui sa che non potrà riprendere sonno e offre il suo petto per rassicurarla. Le accarezza i capelli, le bacia la fronte, parlano di come sarà la piccola Noemi, sperando che sia come i quattro figli precedenti, che dormivano tutta la notte dopo l’ultima poppata. Lei parla, e lui si addormenta. “Che fai, dormi?”.

Dalla nascita di Noemi, che sta praticamente sempre attaccata al seno, quando mia moglie chiede dell’acqua non mi arrabbio più, (per quello che riesco a ricordare). Non accade spesso che lei mi chiami, ma quando accade, vedere la piccola attaccata al seno mentre disidrata la mamma, è una scena che infonde tanta tenerezza e sapere di essere utile in qualche modo, a lei, che sacrifica il proprio sonno per farla crescere in salute, non può che riempirmi di gioia. Concludo con un detto siciliano che recita: “Non va pigghiati a vizziu!”, ovvero, “E’ sempre un piacere servire le donne della mia vita.”. Mancava solo Martina, vestita di bianco nel corridoio, al buio. Tanto, prima o poi, accadrà di nuovo.