C’è un termine usato in sociologia chiamato “effetto Walkman”.
Il professor ShuheiHosokawa ha coniato questo termine nel 1984, che sembra un po’ profetico nell’era degli smartphone. Ha affermato che i dispositivi come il Walkman cambierebbero il paesaggio urbano, dato che le persone sarebbero meno coinvolte con l’ambiente attorno a loro e si focalizzerebbero più sulla propria singola zona. Questa mattina, alla posta, mentre attendo il mio turno prenotato con l’App, controllo i messaggi su WhatsApp e becco una composizione di foto realizzata da una delle mie nipoti, che riporta le nostre espressioni peggiori. Ovviamente mi scappa una risata e proprio in quel momento ricordo di trovarmi alla posta, dove si parcheggiano soprattutto i pensionati. Alzo lo sguardo e proprio davanti a me, fuso con un sedile, un anziano mi osserva serio, forse preoccupato nel tentativo di capire il motivo per cui rido da solo al centro della sala semivuota e straordinariamente silenziosa questa mattina. Lo fisso un attimo, lui mi fissa, io ho ancora la smorfia della risata stampata sul viso che non vuole saperne di tornare normale e penso: “L’effetto Walkman colpisce ancora.”